Nell'ambito dell'operazione "riciclaggio degli articoli dello ScaricaBile e abbassamento monte ore passate a sbloggare" proponiamo ora il secondo pezzo del piccolo Prefe sul nuovo ScaricaBile.Noterete che, da oramai diverse edizioni di ScaricaBile, il nostro non usa più fare pezzi in cui analizza puntigliosamente articoli di Farina, Feltri, o Charles Manson, ma procede a casaccio senza documentarsi.
Noterete anche che, da ormai un paio di righe, il nostro ha preso l'abitudine di parlare di sè come se non fosse realmente lui alla tastiera. No, niente, tanto per fare capire che non è vero che non sta uscendo dal tunnel. Solo che lo fa con calma. 
Finalmente Berlusconi avrebbe risposto alle famose dieci domande di Repubblica. Ovviamente non si è messo a disposizione della stampa, o di qualcuno anche solo lontanamente simile a quello che dovrebbe essere un giornalista, ma ha preferito dare la sua versione dei fatti nel nuovo best seller di Bruno Vespa, che ancora non è in vendita, ma che certamente noi tutti non mancheremo di fare nostro al day one.
E per qualche giorno diverse marche di carta igienica si chiederanno il perché dell’improvviso calo di fatturato.
Vespa spiega che
“Berlusconi non ha ritenuto opportuno un dialogo, sia pure mediato, con il quotidiano romano”. Il perché lo sappiamo tutti, ma è bene ricordarlo: Berlusconi è come un juke box, e la monetina per farlo cantare è una lingua saldamente infilata tra le chiappe.
E la bocca di Vespa trabocca di spicci.
C’è un filo conduttore che lega il prevedibile successo che avrà il libro di Vespa con il prevedibile successo che avrò il prossimo libro di Moccia e l’insopportabile successo che hanno avuto i precedenti, ed è un filo ben rappresentato da quella sottile striscia di tessuto che si infila fra le chiappe delle veline ogni sera.
C’è, ma non ci si può nemmeno impiccare.
Una delle fatidiche domande che il David Letterman del servilismo ha riformulato al premier (eh sì, ha anche
riformulato le domande, a quanto pare la formulazione delle domande non era sufficientemente adeguata alle risposte che Berlusconi avrebbe voluto dare) riguardava lo spericolato uso degli aerei di stato come taxi per mignotte.
Bene, Berlusconi, che è proprio quel tipo di uomo che non ostenta il suo potere e che sa sempre come mantenere un basso profilo, ha candidamente dichiarato:
La magistratura ha già archiviato la pratica al riguardo. Io non ho mai utilizzato "voli di Stato" in modo non lecito. Faccio altresì presente che il mio gruppo dispone di ben cinque aerei che io posso utilizzare in qualunque momentoCapito?
Il
suo gruppo ha anche i suoi cinque aerei.
I suon ben cinque aerei, specifica, il tappo.
Evidentemente sembrano tanti anche a lui.
(Le astronavi le usa solo per i viaggi lunghi, o quando vuole proprio una
troia galattica.)
Il suo non meglio identificato gruppo ha cinque aerei privati, ma quando poi il
suo gruppo deve pagare settecentocinquanta milioni di euro perchè lo dice una sentenza che per una volta non è stata comprata dal
suo gruppo, allora il
suo gruppo subirebbe un grave danno economico, forse drammatico, e quindi bisogna congelare il pagamento fino all'arrivo della sentenza della Corte di Cassazione, che nel frattempo sarà stata abolita e sostituita con la Corte di Assoluzione.
O la corte di
“Vaffanculo, Berlusconi non paga, incassa. Tu paghi.”.
Trovo che Silvio sia davvero gentile a farci notare che il suo gruppo ha anche cinque aerei, questo sì che cancella dalla mia mente le immagini di Emilio Fede che scende da velivoli che si muovono con i soldi delle mie tasse.
Un ultimo appunto: mentre il premier si esibisce in queste pantagrueliche e assolutamente non richieste dimostrazioni di opulenza, i dipendenti dei suoi giornali stampano prime pagine indignate in cui si chiedono come un politico (Marrazzo) possa disporre di cinquemila euro da spendere a Trans.
Una dimostrazione di impermeabilità alla decenza davvero notevole.